Alla scoperta della "Rocca delle Fiabe"

martedž 20 maggio 2014

Alla scoperta della "Rocca delle Fiabe"

Nuovo progetto della Pro-Loco di Sant'Agata

Davvero inspiegabilmente, l'Italia non possiede ancora un luogo, uno spazio, un ambito in cui la fiaba regni sovrana, un territorio che sia solo suo, una località in grado di rammentare costantemente l'irrinunciabile importanza che ad essa deve essere attribuita. Così Sant'Agata Feltria, nel candidare se stessa a ruolo di Capitale del Fiabesco, sente, prima di tutto, di compiere un grande dovere. La Rocca Fregoso, del resto, è proprio quel castello emblematico, riassuntivo, sapientemente allusivo, che la Fiaba desidera come propria autentica residenza: in certe prospettive, in alcuni riverberi di luce, la Rocca sembra scaturita da un dipinto di Maxfield Parrish, il pittore delle fiabe. Nato a Filadelfia nel 1870 ci parla, in ogni sua opera, dell'universalità del fiabesco, ci dice che la Rocca possiede quella capacità di essere "nelle vene dell'Italia", secondo la splendida accezione usata da William Carlos Williams, il grande poeta, statunitense come Parrish. Non casualmente si citano artisti americani: la fiaba ignora le frontiere, non si chiude mai entro un solo caravanserraglio, passa in un attimo da un fuoco di bivacco ad un altro. Quando si cominciò davvero a studiare la fiaba ci si dovette confrontare subito con la "circolazione mondiale del fiabesco", uno dei temi più affascinanti fra gli innumerevoli temi di ricerca che la fiaba propone. Ma se richiama gli erranti, se si propone come "di passaggio" tra un fuoco di bivacco e un furtivo accampamento, perché necessita di una capitale, perché vuole una Rocca che sia solo sua? Perché la Fiaba è la regina, la sovrana assoluta del regno dell'Ambiguità, fugge con le carovane, va via con gli sciabecchi, ma desidera anche le confortevoli poltrone dello stile Biedermeier.