Teatro Angelo Mariani

La Storia

Nell'anno 1605 Orazio Fregoso fece costruire il «Palazzone in capo alla piazza», attuale sede municipale. «Per fermare il suolo e maggiormente assodarlo, i Fregoso padroni della Terra di Sant'Agata, a spese della Comunità e del Rettorato, fecero fare penetranti palizzate e profonde fondazioni, sovra cui piantarono un decoroso fabbricato, di non ordinaria struttura, che si denominò il Palazzone e quantunque il terreno altre volte abbia dimostrato la propria instabilità, tuttavia la predetta opera non ne ha risentito affatto.

La costruzione del «Palazzone» si rese indispensabile in quanto i Fregoso, con Aurelio, cominciarono a dimorare stabilmente nella Rocca di Sant'Agata per cui tutti gli uffici pubblici dovettero essero trasferiti nella nuova sede del «Palazzone» o «Palazzo della Ragione».

Tuttavia l'articolo 1 dello Statuto per la Società Condomini del Teatro Mariani di Sant'Agata Feltria, approvato dall'assemblea generale dei soci nell'adunanza del 28 gennaio 1874, ci riferisce che il teatro venne costruito nell'anno 1723 a spese della predetta Società, ricavandolo dal primo piano del palazzo municipale.

In questo periodo Sant'Agata Feltria faceva parte dello Stato Pontificio ed era compresa nella Legazione di Urbino la quale nominava i podestà che dovevano controllare l'esatta applicazione delle leggi e dei regolamenti su tutto il territorio. In tale situazione, la costruzione del teatro certamente dovette essere assai contrastata dal clero che non vedeva di buon occhio i teatranti o i commedianti, ritenuti persone di facili costumi e dubbia moralità.
Ed è forse per questa ragione che il teatro si dotò di rigide regole di comportamento le quali, fra l'altro, prevedevano:
- il divieto di introdurre nel teatro persone vestite indecentemente;
- il divieto di fare chiasso o di pronunciare ingiurie contro chichessia;
- il divieto di portare fiaschi, bottiglie di vino, vivande ed altri cibi;
- l'obbligo di stare seduti a capo scoperto.

Il teatro, nella sua primitiva struttura, era costituito solamente dalla platea e dal palcoscenico. Nell'anno 1743, su incarico del prefetto della Società Condomini (sig. Massaioli), mastro Giovanni Vannucci cominciò la costruzione dei primi 26 palchi per un compenso di 45 scudi, come risulta dall'atto rogato dal notaio Giulio Lunadei in data 18 maggio 1743.
In data 9 settembre dello stesso anno, sempre a rogito del notaio Lunadei, il Comune cedette al signor Antonio Maria Succi, per il prezzo di L. 30, il «sito e il muraglione posti fra il palazzo pubblico e la casa» dello stesso Succi, con l'obbligo ed il peso di concedere al Comune, per uso del teatro, un camerino che sia comunicante con il 1° piano del palazzo Municipale.

Nella congregazione del 23 novembre 1755, la Società Condomini decise di mettere in scena, per il carnevale del 1756, l'opera «II Ciro riconosciuto».
Così pure, nell'anno 1765, decise di rappresentare l'opera di Goldoni«II servitore di due padroni». In questo periodo, gli assegnatari dei palchi, erano tassati per un importo di 15 baiocchi l'anno. Nel Consiglio comunale del 13 gennaio 1766 venne deliberato di alienare il Palazzo Pretoriale per restaurare, con il ricavato della vendita, il «Palazzone» (7).Le spese di gestione del teatro venivano fronteggiate con gli introiti derivanti dalla tassa di occupazione del suolo pubblico della Piazza Maggiore (oggi Piazza Garibaldi), del loggiato, della pesa pubblica e dall'affitto del teatro stesso che veniva concesso in certe particolari occasioni come ad esempio durante il Carnevale.
Dal libro di Amministrazione del Teatro (9) si apprende che la gestione del Presidente Prefetto Francesco avv. Baffoni, dal 20/10/1838 a tutto l'anno 1845, diede un utile di baiocchi 47,42. Nel 1839 venne commissionata a Francesco Reggiani la dipintura del «telone della camera nobile». Nell'anno precedente, nell'ambito giovanile, si era venuta a formare una società musicale che, alla fine del 1840, prendeva il nome di ACCADEMIA (o Società) FILARMONICA, costituita da giovani dilettanti in musica, retta da una propria amministrazione con a capo il Presidente: il primo fu Giovanni Fabri.

Proprio per il grande entusiasimo dimostrato da questi giovani santagatesi, lo stesso Presidente, con lettera datata 2/4/1841 CHIAMÒ in Sant'Agata Feltria l'allora giovane maestro di musica Angelo Mariani di Ravenna il quale accettò l'incarico di istruire i giovani filarmonici di questo Paese con decorrenza 1/5/1841.Poiché Angelo Mariani venne battezzato il giorno 12 ottobre 1821, doveva avere non più di vent'anni quando giunse a Sant'Agata Feltria e non senza preoccupazioni, come ci attesta nella sua lettera autografa datata 11/6/1841.
Certamente questo fu il primo incarico offerto al Maestro e pertanto sia dato onore e vanto alla Società Filarmonica Santagatese di avere iniziato la carriera di uno dei più importanti direttori d'orchestra italiani di tutti i tempi.
Con lettera datata 11 giugno 1841 (12), Angelo Mariani riconoscente per l'incarico ricevuto, fece dono alla Società Filarmonica di «variazioni per tromba» da lui composte.I Santagatesi furono subito devoti ammiratori di Mariani riconoscendogli quel grande talento musicale proprio agli inizi di quella sua carriera che lo avrebbe visto protagonista applaudito nei massimi teatri Italiani ed Europei.
Per questo ebbe riconfermato l'incarico per altre sei mesi e cioè dal 1° novembre 1841 al 30 aprile 1842 (15) e per la sua dedizione al lavoro gli venne offerta una «doppia d'oro»

La Struttura

L'ingresso del teatro è stato ricavato eliminando il quarto palco del primo ordine per cui il corridoio laterale risulta spezzato in due tronchi.
Poiché l'ingresso principale è posto sul lato più lungo della sala rettangolare, l'accesso alla platea avviene parallelamente al palcoscenico distinguendosi quindi dalla maggior parte dei teatri in cui l'ingresso avviene ortogonalmente.
La cavea è a forma di U allungata, in tre ordini di 15 palchi ciascuno a cui vi si accede lateralmente attraverso stretti corridoi con pavimentazione in cotto legata all'assito con malta e gesso.
La struttura della cavea è completamente in legno. La balconata del primo ordine presenta una decorazione con fasce chiare e scure mentre quelle del secondo e del terzo ordine sono
decorate con dipinti a tempera che raffigurano drappi di trine e pizzo sui quali si appoggiano festoni floreali dai colori leggiadri. Le aperture dei palchi sono rettangolari e lateralmente sono delimitati da colonnine dipinte in chirascuro.